NOSTRA SIGNORA: …TELEVISIONE!!!!

Di Tony Binarelli

Non vi è dubbio che la televisione sia il simbolo di questo secolo, in tutti i campi, compreso quello dello spettacolo e segnatamente quello della prestigiazione. Nel mondo, la televisione ha fatto registrare prima l'apparizione di prestigiatori quali ospiti in spettacoli di varietà, poi, soprattutto in America, interi show dedicati ad uno o più personaggi di grande successo televisivo e non.

Anche in Italia, negli ultimi trent'anni, la televisione ha inserito la magia nei suoi palinsesti e, personaggi nati nel mondo della prestigiazione, sono assurti all'onore del teleschermo, diventando divi ammirati del grande panorana dello spettacolo. Di conseguenza, anche in Italia, lo spettacolo di prestigiazione ed i suoi protagonisti riscuotono l'interesse del pubblico e quindi dei gestori dei locali, facendo sì che il prestigiatore e la sua esibizione vengano collocati come intrattenimento all'interno di convention aziendali o nei ristoranti.

Naturalmente, la strada aperta dai personaggi televisivi, visto l'interesse e il successo che le loro esibizioni ottengono, è stata seguita da molti altri talvolta, ma non sempre, altrettanto capaci, che hanno coperto fasce di mercato economicamente più basse dei cachet richiesti dai personaggi televisivi che, ovviamente, "vendono" non solo la propria capacità, ma anche la propria immagine.

A differenza di altri settori dello spettacolo, la prestigiazione ha una categoria di esecutori che vengono definiti, di volta in volta, dilettanti o semi-professionisti, persone, cioè, che affiancano ad altra professione la passione per la prestigiazione che, soprattutto in questi ultimi anni, ha avuto grandi spinte verso un vero o presunto professionismo. Spesso questi appassionati si riuniscono in circoli e manifestazioni, dove sorgono tra gli aspiranti professionisti ed i veri professionisti, almeno nell'80% dei casi, dei rapporti di amore/odio che danno poi luogo a curiose forme maniacali.

Tutto questo non avviene, per esempio, nel mondo dei cantanti, o in quello dei domatori di leoni e , di conseguenza, non esiste, sempre per esempio, il C.I.D.L. (Circolo Italiano Domatori Leoni)… forse sarà perché le carte da gioco sono meno pericolose dei suddetti animali. Comunque, le sindromi che lo stato di cose descritte scatena nell'ambiente della prestigiazione, sono le seguenti:

- sindrome imitativa;

- di immagine: abbigliarsi come i personaggi televisivi, per cui, all'epoca di Silvan, abbiamo visto centinaia di personaggi in frac o smoking con panciotto e catena d'oro, poi è arrivato Binarelli con le sue giacche colorate, poi ancora Copperfield con giubbotti, T-shirt e pantaloni neri;

- gestuale: ripetizione ossessiva di gesti, parole e testi visti e sentiti in televisione;

- d'effetto: non appena il personaggio televisivo propone un nuovo effetto a forte impatto, spesso una grande illusione, ecco una torma di aspiranti che si getta sui banchi delle fiere magiche acquistando l'oggetto del desiderio, solo per poter dire: "Lo faccio anch'io!".

Ma la peggiore "malattia" che può colpire un appassionato di prestigiazione è la:

- sindrome del portiere: non vi è dubbio che chi si occupa, a qualunque titolo, di prestigiazione, sia "famoso" nel suo entourage (parenti, amici, bar e, ovviamente, condominio) ed è proprio con questo che scatta la sindrome in discussione.

Ma ecco i fatti: in una sera qualsiasi una delle reti televisive nazionali programma uno spettacolo nel cui cast vi è anche un prestigiatore famoso; la mattina dopo "il nostro socio del club dei maghi" esce quatto quatto da casa sua per andare in ufficio, passa con circospezione davanti alla guardiola, ha quasi raggiunto il portone, che sta aprendo con assoluta delicatezza per evitare rumori, quando, implacabile come il destino, la voce del portiere, nascosto dietro una colonna, lo apostrofa: "Dottò ha visto il collega suo ieri sera in tivvù? Bel gioco eh! Come avrà fatto? E lei lo sa fa?". Bofonchiando parole incomprensibili, il nostro eroe raggiunge rapidamente la vettura, la mette in moto facendo slittare la frizione e si avvia verso l'ufficio con il fegato stretto in una morsa, mentre le parole del portiere gli rimbombano nelle orecchie.

E le conseguenti reazioni sono:

- se non conosce l'effetto eseguito: immediata telefonata a tutte le case magiche italiane e non per poterselo procurare, giocandosi magari la tredicesima.

- Se lo conosce e per di più lo possiede: impreca tra sé e sé: "Ma guarda quello… - e giù epiteti all'indirizzo del personaggio TV - ha fatto proprio il mio ultimo acquisto… e poi lo faccio meglio di lui!".

In ufficio il fenomeno si ripete e, di conseguenza, spesso anche ad alta voce, la denigrazione del personaggio Tv che è il solito raccomandato, che chissà cosa ha fatto per arrivare dov'è! E pensare che il nostro eroe, proprio di quel personaggio, ha a casa, appesa in salotto una foto gigante a colori, con la seguente dedica: "Al mio amico e collega… con stima e ammirazione…" proprio perché lo ha incontrato all'ultima riunione e lo ha torturato per farsi una foto ed apparire al suo fianco: festival dell'ipocrisia da entrambi i versanti.

Ormai in preda a questa sindrome che aumenta in proporzione alle apparizioni televisive di altri maghi, il nostro eroe decide che l'unica cura possibile, che talvolta sconfina nella vendetta, è quella di apparire anche lui in televisione. Comincia allora una ricerca spasmodica di come arrivarci: consultazione dell'albero genealogico alla ricerca di uno zio cardinale per avere una opportuna raccomandazione, consultazione del sindaco del paese d'origine per scoprire se conosce qualche deputato del settore, iscrizione ad un qualunque partito politico nella speranza che… Se nessuna di queste strade lo porta alla Rai o a Mediaset - ma talvolta ci riesce - si avvia allora ad una pesante questua presso tutte le televisioni private della propria zona, alla ricerca di un passaggio, anche gratuito, pur di apparire sul piccolo schermo.

E, finalmente, la sera della sua apparizione arriva. Convocati a casa parenti, genitori, amici, informati i condomini, i colleghi d'ufficio e quelli del solito bar, si siede in poltrona, fuma una sigaretta dopo l'altra, come in sala attesa parto, la sua immagine arriva sullo schermo, palpitazioni a 180, salivazione azzerata, sudore freddo… La performance non ha, nel 90% dei casi, il successo voluto.

Pietosamente, i parenti accusano il regista o la ripresa impropria e, la mattina dopo, il portiere: "Complimenti dottò, l'ho vista in tivvù… ma e quando sarà la prossima volta?". Ed il gioco al massacro ricomincia!

A parte l'ironia del discorso, in cui sono certo nessuno dei lettori si è riconosciuto, il motivo del mancato successo non è il personaggio o il gioco effettuato. Essendo neofita della televisione, il nostro eroe non è capace di gestire il mezzo televisivo e, di conseguenza, non riesce a trarne il risultato che vorrebbe.

 

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