CONFERENZA DI
GIANNI MATTIOLO

A volte, nella vita, capita di incontrare realtà così diverse dalla propria che per un attimo non si capisce se si sta sognando o se è il caso di aprire la propria mente a mondi nuovi. Questo mi è capitato cenando con Gianni Mattiolo dopo la sua conferenza bresciana tenuta il 6 maggio presso il ristorante “La Margherita” sede della Corte dell’Illusione.
Mattiolo, pilastro della magia italiana nel mondo e persona modesta e squisita dalla parlata simpatica e piacevole, parla dei propri animaletti casalinghi come se tutto fosse normale ed una persona che lo ascolta potrebbe pensare che si stia discorrendo di cani, gatti e canarini quando invece si parla di sette tigri, quattro leopardi, un leone, un puma, una pantera e una quindicina di pappagalli. Tornate indietro di una riga… Avete letto bene!
E quando si conversa davanti ad una pizza su cosa sia meglio dare da mangiare a una tigre o quanto costi l’operazione ai denti di un leopardo, si è catapultati in un mondo parallelo, lontano dalla realtà quotidiana fatta solo di tortore che si abbuffano di granaglie e di gatti (il mio) che da mesi punta le povere icone della pace…
Ma parlare con Gianni è così piacevole che in poco tempo tutto ti sembra normale e arrivati al caffè mi stupisco di non aver ancora pensato di acquistare un elefante. Scherzi a parte, mi rifarò andando a trovare quanto prima Gianni nel suo serraglio per vedere da vicino i suoi pargoli (e ‘da vicino’, conoscendomi, diventa una sfida).
Fortunatamente la conferenza, che ha visto la presenza di una trentina di persone, è stata piacevole e ‘abbordabile’. Alcuni passaggi di carte giganti che, come spiega Mattiolo, hanno il vantaggio di una grossa visibilità nel climax, hanno introdotto una conferenza soprattutto teorica e, per questo, di grande valore. Gianni Mattiolo ha messo a disposizione la sua esperienza non solo di manipolatore ma anche e soprattutto di personaggio di spettacolo soffermandosi sulle posizioni da adottare con il corpo e con gli occhi per mantenere viva l’attenzione (e la tensione) del pubblico e per far capire, senza parlare, quando il gioco è giunto al culmine e quando è il momento di applaudire o di stare più attenti perché qualcosa deve accadere. Informazioni e consigli che dovrebbero far parte del bagaglio di ogni professionista e anche del dilettante che si cimenta con spettacoli da palcoscenico ma che spesso vengono accantonati o considerati superflui dai ‘cultori’ del “io so fare tanti giochi e comunque uno più di te…”, ben lontani dal potersi considerare ‘Artisti’.
E Artista (con la A maiuscola) Gianni Mattiolo lo è veramente. Lo ha ampliamente dimostrato sui palcoscenici di tutto il mondo, e me lo dimostra mentre mi parla dei prestigiatori del passato ai quali, mi confida, sente di dover pagare un tributo di responsabilità. Questo debito con il nostro passato è una cosa che ci accomuna, come la passione per Robert-Houdin, e fra me e Gianni nasce da subito una simpatia che spero potrà continuare nel tempo.

A.Rusconi

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